alefanti

parole allo specchio

MENTRE IL SEME DI DIO, LÌ ACCANTO

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Questa cosa straordinaria del mangiare.

Degli oggetti – in piccoli pezzi –

condotti da mani e attrezzi alla vicinanza

infilati dentro la testa attraverso un’apertura collaborante

negli occhi e nel naso un anticipo del piacere

e i denti, la lingua, la produzione docile della saliva

la gola, come non venga sopraffatta dalla paura

l’epiglottide chiude l’accesso alla trachea, lì l’aria, qui il bolo…

questa cosa straordinaria del mangiare

del riempire lo stomaco e ogni metafora di vuoto esistenziale

insieme carburante del corpo e consolazione del…? dell’anima?

non ha un nome la voce che il cibo consola

generoso ed equanime sempre

non si nega all’incontro, non giudica l’acquirente

si presta a scopi non suoi, ché nutrire per lui sarebbe abbastanza

questa cosa del mangiare

rende persino accettabile non essere alberi o erba

non godere di un tempo rallentato

non suggere direttamente dalla terra la vita

più complicato è essere animali

c’è la fatica di muoversi, cercare, selezionare

la lotta e la competizione, sfuggire la morte per zanna o artiglio

ed essere umani è ancora più difficile

non c’è bisogno di spiegarlo, la bellezza

– la nostra più magica invenzione –

torce le chiome dei sogni e inaugura ogni mancanza e nostalgia

ma il rapporto d’amore con il cibo è impagabile

meglio dell’assenzio e madre di ogni quiete terrena

il mangiare da solo si vale tutto il dolore della vita.

E il seme di Dio, lì accanto, davvero vicino, sorride, respira, attende.

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