alefanti

parole allo specchio

Con gioia

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Dopo l’ora
dopo quell’ora in cui
non eri più straniera.
Dopo
ed eravamo noi
tre lettere in fila
nuovissime e fuori tempo
un ritmo che mai s’era sentito
prima.
Un respiro
di dinosauro in giardino
un golfino d’angora
quello celeste polvere
che mi faceva grande
da guardare con voglia
anche se
poco più che bambina
andavo nel mondo
che era solo il quartiere
desolato
del sangue in circolo.
Poi. Poi l’avrei detto:
sono malata
non vi aspettate nulla
da me
ché sono malata
imperfetta
sbagliata
piena di organi di sensi
inventati invertiti inadatti
al compito e alla funzione.
Avrei riso negli anni a venire
perché capace di vincere
in faccia alle sfide più assurde
a quegli ormoni storti
ad un corpo che non sapeva
ma vivo faceva la sua parte.
Che dire? C’era il vento
c’era un sospetto
c’erano dita e segreti
da frugare.
E tu ancora no.
Ma un giorno, forse
saresti stata attenta.
Mi avresti riconosciuta
stupita
inondata
d’acqua femmina
sconosciuta onda
curva trasparente sognata.
Raggiunta.

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