alefanti

parole allo specchio

Ancora come fosse per te

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Da questo corpo attraverso la fatica
ad attraversarlo così spesso com’è
ti cerco
Dove ti sei nascosto, incastonato, innestato
amico andato via?
Il piccione dall’incavo nel muro alto
che il sole accarezza per ultimo
si è gettato come non sapesse più come si fa
a volare
c’entri qualcosa tu?
Vorrei
Il teatro non ha il tetto
se n’è accorto il cielo
I mazzi di orizzonti aldilà dei muri
chissà se qualcuno li ha legati
e chi li scioglierà
Ci aiuti tu?
Tu che annuivi paziente
quando dicevo – più volte l’ho detto –
le chiazze sul muro come le nuvole
a nulla assomigliano se non a sé
niente madonne o animali confusi
nell’alto dei cieli, nella grana dell’intonaco
Punisci i miei vezzi, ma piano
Innocente, anche se la gente
che non sapeva, se avesse saputo
innocente quando da sola
quando con te a vent’anni
innocente
Quando mi spieghi
e hai pazienza delle cose che non so
quando mi racconti e io bambina
resa preziosa dalle spiegazioni
perché io lo capisco
che me lo merito
di essere istruita
Finalmente
Aspetto ancora
qualcuno che si accorga
che dopo il ritratto la paura fu troppa
Esistere con o senza lo sguardo
che mi scopriva perfettamente
incastonata nelle rocce intorno
era un pericolo mortale
Sogno, mi cadono i denti a pezzi
me li trovo tra le dita
E ora? Come potrò masticare?
Gli insetti mi riempiranno la bocca
fino a soffocarmi
Tagliate, tagliate
ne uscirà del sangue?
Le pagine sono troppo vuote
ne vanno ridotti i margini
ché non si veda troppo
quanto poco c’è dentro
A quelle troppo piene
tagliate loro le vene
Ne uscirà il sangue?

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