alefanti

parole allo specchio

LA CARTA

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Piccole case di cartone.
Un’immagine innocente al posto del luogo segreto
di cui vorrei saper parlare quando scrivo.
Mi è venuto in mente
che se ci entrassi senza il peso delle parole
se riuscissi a fidarmi e a lasciarle fuori
potrei avere le mani libere
usarle per tenere qualcosa di più utile
per esempio una lanterna
o un fermo che impedisca alla porta
di richiudersi alle mie spalle
rendendomi prigioniera.
Piccole case che prima erano scatole di cartone.
Non so se è paura ciò che mi leva il fiato
o il ricordo dell’onda che arriva
da dove non ti aspetti.
Rimane il fatto
che devo uscire in fretta quando accade.
C’è di sicuro un luogo
dove le domande incontrano l’inizio delle risposte
e si riposano.
C’è – io lo so – quasi lo vedo
in mezzo a quella penombra insistente
che mi stordisce.
Piccole onde di carta che fanno il cartone.
Non sono mai stata brava nei lavori di precisione.
Mi manca la voglia, mi dico.
Ma in fondo lo so che ciò che mi allontana
dall’umano spicciolo non vale la pena per me.
Le cose che vedo – da sempre, e gli altri no –
sono la mia maledizione.
La carta è bella anche senza parole.

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